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I fattori che influenzano l’esito della controversia |
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Si tratta di due atteggiamenti
psicologici che si basano sostanzialmente sulla diversa propensione al
rischio. Chi senza difficoltà si assume il rischio di perdere la
controversia spesso ottiene maggiori vantaggi dalla negoziazione.
D’altro canto, la propensione al rischio può anche essere causa di
impasse o può condurre al raggiungimento di un accordo non equilibrato –
ad esempio a discapito della parte più titubante – o ad un accordo
insoddisfacente. Tale fattore psicologico influenza in modo rilevante la
percezione soggettiva della controversia e, se debitamente conosciuto
dal conciliatore, può essere utilizzato da quest’ultimo per una più
efficace gestione della controversia. In simili circostanze, infatti, il
conciliatore può ri-equilibrare le posizioni ed eventualmente facilitare
il raggiungimento di un accordo inducendo le parti ad una percezione più
oggettiva del rischio.
L’atteggiamento eccessivamente
ottimistico costituisce un’altra causa ricorrente di impasse. La
tendenza a sovrastimare la propria posizione preclude la possibilità di
soluzioni alternative, eventualmente migliorative rispetto all’accordo
effettivamente raggiunto. Il conciliatore, in questi casi, può assumere
un atteggiamento valutativo. Esprimendo un giudizio sul valore della
controversia, ad esempio, può indurre le parti ad una valutazione
neutrale e più obiettiva del rischio di causa. Il conciliatore può
inoltre proporre delle soluzioni alternative fornendo spiegazioni
dettagliate sul perché delle opzioni proposte e su quali sarebbero le
conseguenze che potrebbero scaturire da una scelta piuttosto che da
un’altra. In questo modo le parti sono indotte a valutare la
controversia in modo più oggettivo ed eventualmente riconsiderare la
posizione originariamente assunta durante la negoziazione.
Spesso la propensione al rischio o
l’eccessivo ottimismo sono la diretta conseguenza della mancanza di
informazioni. Le informazioni parziali possono indurre, infatti, a
valutazioni affrettate o poco obiettive rispetto all’effettivo rischio
sotteso alla controversia. Peraltro, la conoscenza dei fatti e delle
informazioni non sempre può essere completa. Per questo, nel corso di
una negoziazione o conciliazione è sempre opportuno e consigliabile
effettuare un’analisi quanto più accurata possibile del costo e dei
rischi di causa, tenendo conto che le informazioni a disposizione – su
cui si basa la nostra percezione soggettiva del rischio – spesso sono
incomplete e parziali.
I fattori psicologici sopra descritti
sono gli stessi che inducono a percepire in modo errato – o a
sottostimare – la posizione della controparte. Anche in questo caso, il
conciliatore deve fare in modo che le parti analizzino la controversia
in modo più obiettivo e avulso dagli stati emotivi. Solo in questo modo
sarà possibile predisporre efficacemente le parti alla negoziazione.
La prima offerta nel corso di una
negoziazione spesso può causare un impatto psicologico fuorviante -
cosiddetto di “ancoraggio” - su chi la riceve, influenzando a livello
irrazionale ed emotivo la percezione del reale valore della
controversia. La prima offerta spesso viene proposta intenzionalmente
per indurre l’altra parte a valutare erroneamente la propria posizione.
Il conseguente effetto di “ancoraggio” – ad esempio conseguente ad
un’offerta eccessivamente alta o inadeguata – spesso può provocare
un’impasse o effetti negativi sul buon esito della negoziazione.
L’offerta iniziale deve quindi essere proposta tenendo sempre conto del
potenziale effetto emotivo su chi la riceve e deve essere attentamente
valutata per evitare effetti indesiderati.
Un altro fattore psicologico che
tipicamente si ravvisa nelle negoziazioni è quello della cosiddetta
“disistima o svalutazione reattiva” che si ha nel caso in cui una delle
parti è troppo accondiscendente o fa delle concessioni. La controparte
tende a sottostimare tutto ciò che viene concesso e reso disponibile con
eccessiva facilità o gratuitamente. Così allo stesso modo, si tende a
dare maggiore importanza a tutto ciò che invece viene negato o reso
indisponibile. In aggiunta alle ipotesi sopra elencate si deve sempre tenere conto che nel corso di una negoziazione ci sono innumerevoli altri fattori che entrano in gioco e che devono essere verificati caso per caso. L’esistenza di tali variabili richiede, da parte del conciliatore, un approccio estremamente razionale e il più possibile idoneo ad identificare in modo oggettivo le aspirazioni, le posizioni, le reazioni emotive delle parti. Il conciliatore deve avere in sostanza la capacità di dirigere e indirizzare le parti verso le cause oggettive della controversia eliminando i fattori psicologici e soggettivi ad essa sottesi. |