



Ci piace parlare di questo ristorantino molto accattivante, non solo per il nome della titolare che ci è familiare, ma soprattutto per l’idea di creatività che esprime. Per dovere di cronaca e di obiettività replichiamo un breve articolo tratto da una rubrica gastronomica prestigiosa.
“ Di Rossana Orlandi abbiamo già parlato alcune settimane fa, ma ci mancavano alcuni particolari interessanti a riguardo della sua nuova attività di ristorazione. Stiamo parlando di Pane e acqua. Rossana è allergica ai pregiudizi. Quelli estetici, almeno. Ed è più creativa dei creativi che propone con indelebile entusiasmo. Però non lo sa. Non del tutto, almeno. E questa strana inconsapevolezza si traduce in un labirinto di piccoli mondi differenti, che altrove sono incompatibili ma nel suo Spazio — meta di saccheggio di idee da parte delle stylist italiane, e di pellegrinaggio per quelle straniere — entrano a fare parte di una storia unica e affascinante. In realtà lo Spazio di Rossana Orlandi, a due passi dal carcere di San Vittore, affacciato su un cortile ricoperto d’edera con il pergolato di uva fragola, ha confini piuttosto confusi. Non è un negozio (ma tutto è in vendita, dalle opere d’arte ai vestiti, agli oggetti di design), non è una semplice galleria (ma vi si tengono mostre in continuazione), non è una libreria (ma vi si vendono e presentano libri). E a confondere le idee arriva, in questi giorni, anche un ristorante. Voluto da Rossana, disegnato da Paola Navone e gestito dai fratelli Teruzzi, tre giovani chef che dopo aver girato il mondo hanno deciso di aprire a Milano il loro primo ristorante. Così conquistiamo almeno una certezza. Qualunque cosa sia, questo Spazio è terribilmente accogliente. Anche perché è nato da un equivoco. “È stata la magia di questa ex fabbrica di cravatte, con le finestre affacciate sul giardino, il cortile con il pergolato d’uva, questi vecchi scaffali con cassetti di cartone e cuoio a ispirare i progetti e le idee di questi anni. Dovevamo trasferirci ad abitare qui con tutta la famiglia, ma poi è andata diversamente. Ho iniziato con una mostra fotografica sul corpo immaginato, ho aperto il negozio di abbigliamento e poi è stato un susseguirsi di esposizioni di giovani artisti e designer, di eventi di vario genere e di feste”. Come Tabula Rara, un progetto espositivo che quest’anno, per la sua quarta edizione, vedrà 10 scuole di design europee impegnate ad allestire altrettante tavole. “Per rendere ancor più completo il mio Spazio mancava però il fulcro di ogni focolare domestico: la cucina” continua Orlandi. “Da tempo sentivo l’esigenza di un punto d’appoggio, un angolo dove mettere in tavola qualche buona ricetta, utilizzando i mobili e gli oggetti raccolti in questi anni. L’occasione è arrivata grazie a un locale adiacente al nostro spazio e all’incontro con Manolo (in cucina) e i suoi fratelli Raoul e Karol (in sala) e al loro desiderio di mettersi alla prova con un locale tutto loro”. Nasce così Pane e acqua un minuscolo locale (solo 35 posti a sedere), con cucina italiana, una sorta di bistrot dove, ad ogni ora del giorno, si verrà accolti con un risotto, una zuppa o un semplice spuntino. L’ex bar tabacchi ha il calore e il sapore di una casa vissuta, e un’aria vagamente francese. Sarà in continua evoluzione. Cambieranno di volta in volta tavoli, sedie, piatti e bicchieri. Ma resterà, indelebile, l’atmosfera che si respira nelle stanze accanto. Noi l’abbiamo provato; menù degustazione tutto di pesce con tre anti pasti, un primo, un secondo e una rapsodia di dolcetti per soli 40 euro. Ma siamo certi d’essere a Milano? Davvero consigliato a tutti, inoltre i due fratelli in sala si sono dimostrati oltre che competenti, davvero molto accoglienti e volenterosi. Un complimento è doveroso.”
Pane e acqua, via Matteo Bandello 14, Milano, tel. 02.43986316 (considerando la piccola capacità del locale e’ meglio prenotare)