L'opportunità di curare l'immagine
La necessità di gestire la propria immagine in ogni procedimento
conciliativo è un punto fermo per le parti. Imparare a gestire, con tecniche
opportune, le problematiche correlate può essere per il conciliatore un elemento
capace di fare la differenza, soprattutto nelle conciliazioni tra parti di
nazionalità e culture diverse.
Negli Stati Uniti, per indicare tutti gli aspetti relativi all’immagine, viene
usato, variamente declinato, un unico termine: quello di face, cioè faccia. La
"faccia" è definita come l'immagine proiettata di sé stessi in una situazione
relazionale; trattasi di una forma di identità per la cui definizione entrano in
gioco, però, non solo il titolare, ma anche le persone con le quali esso si
rapporta.
La faccia, così intesa, non è estranea a nessuna conciliazione: diventa,
tuttavia, particolarmente importante in tutti i casi nei quali una parte si
sente messa in discussione per via dell'alta conflittualità del procedimento o
dell'imbarazzo intrinseco nel caso di specie. Tutti coloro che cominciano una
negoziazione prima o poi esprimono al conciliatore la necessità di proteggere la
propria o l'altrui privacy (lato c.d. negativo della faccia) o, al contrario, di
dare di sé o di altri un'immagine positiva (lato c.d. positivo della faccia).
Sotto il primo profilo, le cose possono variare moltissimo a seconda della
cultura cui appartengono i litiganti. Gli orientali, tipicamente molto
riservati, sono tra i più refrattari ad avviare un procedimento. Oltre al
desiderio di mantenere la propria riservatezza, il lato c.d. negativo della
faccia può concretarsi anche nella manifestazione di rispetto per la
riservatezza della controparte. Non sempre questa necessità viene esplicitata,
ma può succedere quando ci si trovi di fronte a persone particolarmente
sensibili, oppure legate da un vincolo di affetto.
Nella mediazione familiare, per esempio, un membro della famiglia spesso chiede
di poter parlare in privato con il conciliatore per rivelargli dettagli su un
altro familiare che, emergendo in seduta comune, potrebbero imbarazzare o
umiliare il diretto interessato. In questi casi, viene indirettamente
manifestata la volontà, se non di migliorare i rapporti con l'altra parte,
quanto meno di non peggiorarli. La migliore tecnica che il conciliatore può
usare per superare sia la diffidenza ad intraprendere la conciliazione, sia la
volontà di non offendere la controparte, è fare largo uso delle sessioni
separate (meglio se senza la presenza di legali e consulenti), nelle quali un
professionista sensibile e competente saprà porre le domande giuste.
L'altro lato della faccia, il c.d. lato positivo, si compone anch'esso di due
aspetti: la necessità di dare una buona immagine di sé e quella di coinvolgere
terzi nel proprio processo decisionale. Capita spesso che le parti non vogliano
risultare ostinate in conciliazione per guadagnarsi i favori del conciliatore.
Lo scopo è dare un'impressione positiva di sé e negativa della controparte. Ciò
può essere uno degli elementi chiave che portano all'accordo. Poche persone sono
disposte ad apparire irragionevoli di fronte agli altri. Nell'adottare questi
comportamenti, quindi, la parte segnala con chiarezza cosa per lei è
effettivamente ragionevole, al di là delle proprie asserite pretese. È
importante riconoscere quando i comportamenti delle parti sono dettati
dall'esigenza di salvare la faccia, al fine di incentivarle e scongiurare il
rischio che esse si comportino irrazionalmente. Complimentarsi, in privato, per
la ragionevolezza dimostrata dalla parte con la quale si sta parlando, e
rimarcare quanto questo atteggiamento sia di aiuto nella conciliazione, rende
per chi riceve l'elogio molto difficile discostarsi dal proprio precedente
comportamento e, dunque, aumenta le possibilità di esito positivo.
Per quanto riguarda l'aspetto del salvare la faccia agli altri, esso attiene
principalmente alla volontà di coinvolgere consulenti legali, colleghi, a volte
anche parenti, nel proprio processo decisionale. Qualora queste persone non
siano presenti al tavolo delle trattative, è comunque molto utile, per il
conciliatore, capire chi siano, in modo da chiarirsi, al di là di quanto emerge
dai fatti e dai documenti, quali siano i reali obiettivi e gli interessi che la
parte porta avanti in conciliazione.