Categoria: Commerciale

Vendita. Garanzia di buon funzionamento. Utilizzo del bene prima dell’integrale montaggio. Danno irrisarcibile

Cassazione Civ.  11.06.11 n. 9467

Nella fattispecie Tizio, titolare di un’officina meccanica, ordinava alla società Alfa S.p.A. un ponte sollevatore per autoveicoli, che, in seguito della consegna effettuata direttamente dalla società costruttrice, veniva poi installato dal tecnico specializzato incaricato dalla venditrice stessa.  In seguito ad un sinistro occorso per un’improvvisa inclinazione del ponte, Tizio, che  aveva riportato gravi lesioni,  instaurava  una causa per la risoluzione del contratto e le conseguenti statuizioni risarcitorie e restitutorie.

La Corte d’appello di Milano rigettava il gravame, e confermava la sentenza di primo grado, ritenendo l’incidente ascrivibile all’esclusiva colpa dell’infortunato, il quale, benché messo a conoscenza della provvisorietà del montaggio del macchinario, ancora necessitante di alcuni elementi e della necessità di un secondo intervento per la definitiva messa in opera, aveva imprudentemente ritenuto di metterlo in funzione pur essendo lo stesso non ancora idoneo all’uso.

La Corte di Cassazione respingendo il ricorso confermava le precedenti decisioni affermando che non sussiste responsabilità per vizi della cosa venduta o per difettoso funzionamento se l’acquirente imprudente utilizza il macchinario acquistato prima del suo definitivo montaggio.

Il possesso della cambiale non vale titolo

Cassazione Civile, Sez. III, 10 gennaio 2012, n. 63

Con sentenza n. 63 del 10 gennaio 2012, n. 63, la III^ Sezione Civile della Corte di Cassazioni afferma il principio secondo cui il mero possessore di una cambiale che non risulti prenditore (né giratario) della stessa, difettando sul titolo l’indicazione del beneficiario, non può considerarsi legittimato a pretendere il pagamento del credito documentato, se non dimostri l’esistenza del rapporto giuridico da cui deriva tale credito. Ciò in quanto il semplice possesso della cartula non ha significato univoco, ai fini della legittimazione, non potendo escludersi che essa sia pervenuta al possessore abusivamente.

In siffatta ipotesi il documento non può neppure valere come promessa di pagamento, ai sensi dell’art. 1988 cod. civ., atteso che l’inversione dell’onere della prova, prevista da tale disposizione, opera solo nei confronti di colui al quale la promessa sia stata realmente fatta.   Ne deriva che il mero possessore di un titolo all’ordine, privo di valore cartolare, e dal quale perciò stesso non risulti che la promessa di pagamento è stata fatta in favore di chi lo possiede, deve fornire la prova dei fatti costitutivi del suo diritto.